L’avvento ormai inesorabile delle auto elettriche, secondo una ricerca fatta, potrebbe creare 25.000 figure lavorative nuove, ma lasciarne a casa più di 75.000 di quelle vecchie.

Viviamo un’epoca di grandi cambiamenti, tecnologie sempre più all’avanguardia e i governi che si impegnano per rendere sempre più “green” i propri paesi. Si lavora in tal senso e si lavora affinché l’auto elettrica aiuti l’ambiente: bene, sin qui tutto perfetto. Ma come in tutte le cose c’è il rovescio della medaglia e come in tutte le cose sono sempre molteplici i punti di vista. L’auto elettrica è pulita, silenziosa, rapida. Allora viva l’auto elettrica. Capovolgiamo adesso il quadro, e indossiamo i panni di un addetto del settore auto. L’elettrico sottrae posti di lavoro, allora abbasso l’auto elettrica. In Germania la mobilità a zero emissioni sta ricevendo un impulso senza precedenti, uno studio ha calcolato quante persone l’elettrico lascerà a casa. I numeri sono preoccupanti.

Lo studio è stato commissionato dalle unioni sindacali e dagli stessi costruttori e sembra che la transizione all’auto elettrica costerà qualcosa come 75.000 posti. La rivoluzione dei veicoli a batteria favorirà lo sviluppo di nuove figure professionali. La domanda delle quali, tuttavia, non sarà affatto sufficiente a colmare il vuoto lasciato dall’industria dell’auto in senso più tradizionale. E il motivo è presto detto. 

Assemblare un’elettrica richiede sia un minor numero di persone in linea di montaggio, sia una inferiore quantità di tempo. Approssimativamente, il 30% in meno rispetto alla media di un esemplare diesel o a benzina. L’auto elettrica darà lavoro ai tecnici specializzati nella produzione di batterie e di altri accessori elettro-correlati. Ma ci sarà posto, secondo le proiezioni, giusto per 25.000 nuovi dipendenti. Come in natura, solo chi saprà adattarsi al nuovo corso sopravviverà al silenzioso (in tutti i sensi) cambiamento innescato dall’elettrico.