Max Biaggi dopo il brutto incidente che lo aveva visto coinvolto sulla pista I Saggitario di Latina ha finalmente fatto ritorno a casa.

Come riportato da “La Gazzetta dello Sport”, Max Biaggi ha così parlato di una delle esperienze più brutte della sua vita:

“La maggior parte del tempo la passo sdraiato, ogni tanto mi alzo. Ecco, la parte terribile è stata questa, bloccato in un letto in rianimazione, non puoi muoverti, piegarti, al massimo alzare appena lo schienale. Per 17 giorni non mi sono mosso, i primi non potevo neppure parlare, soffiavo, per comunicare scrivevo sul telefonino”

L’ex pilota Motogp ha poi continuato:

“Pensi e basta. E soffri. Ero imbottito di antidolorifici, mi avevano messo un CVC giù per la carotide che si scomponeva in 5 canali per iniettare farmaci diversi, mi avevano fatto l’epidurale, come alle donne che partoriscono, la morfina. Eppure soffrivo come un animale. Ogni minimo colpo di tosse erano lacrime. Se dovessi provare a cercare le parole giuste, sembrerei un masochista patetico, lascio solo immaginare cosa ho passato”.

Max Biaggi ha raccontato anche del suo incidente:

“Non ricordo niente, neanche la curva. In tanti anni di gare è la prima volta. La botta è stata fortissima. Ricordo appena che ho cercato di alzarmi ma mi sembrava di soffocare. Chi era lì ha raccontato che imploravo che mi togliessero il casco, pensavo fosse il laccio che mi stesse strozzando. Invece erano le spalle collassate che mi bucavano i polmoni”.

Infine a chi gli ha parlato di pista maledetta Max risponde:

“È solo una pista. Ci ho pensato, immobile al buio. I tuoi cari possono venirti a trovare, ma la gran parte del tempo sei lì solo. Sapete com’è la rianimazione? Un letto vicino all’altro, silenzio, penombra. Lì pensi al mondo, mi sono fatto viaggi mentali infiniti. Potevo muovere solo il collo, vedevo il letto di fronte e quelli ai lati. I primi giorni ero bello sedato, ma poi non dormivo più di 3-4 ore. Una notte verso l’una mi sveglio sentendo piangere, attorno al letto vicino al mio un sacco di gente. Dopo un po’, ho visto portare via il letto, il lenzuolo tirato su. Quel poveraccio del mio vicino era morto”

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