Diversi costruttori automobilistici tedeschi hanno risposto all’appello lanciato dalla Merkel.

La questione migranti si accompagna alla necessità di integrarli nei sistemi culturali e lavorativi dei paesi europei che li accolgono. Un esempio virtuoso in tal senso arriva dalla Germania: lo spunto era partito dalla cancelliera Angela Merkel allo scorso Salone di Francoforte di settembre, quando aveva lanciato un appello ai costruttori di auto tedeschi affinché integrassero rifugiati siriani nelle aziende. Alla richiesta avevano prontamente risposto colossi come Daimler, Volkswagen e Porsche, intravedendo nei migranti un possibile volano di crescita nonché un nuovo bacino di professionalità.

 

“Idealmente, potrebbe favorire un nuovo miracolo economico”, aveva detto a settembre Dieter Zetsche, numero uno della Daimler: è stata proprio la casa della Stella a muoversi per prima, dando avvio a una serie di bridge internship o “tirocini ponte” della durata di 14 settimane. Vi hanno partecipato 40 rifugiati e richiedenti asilo proveniente Afghanistan, Eritrea, Gambia, Nigeria, Pakistan e Siria, di età compresa fra 20 e 51 anni; trattasi di corsi – finanziati quasi per metà dall’agenzia federale per l’impiego e per il resto dalla multinazionale di Stoccarda – ideati per insegnare il tedesco e le attività base del lavoro in fabbrica, come il funzionamento e la manutenzione dei robot impiegati nelle linee di montaggio. Competenze necessarie per dare una speranza professionale agli immigrati in Germania.

 

Ancora migliori i risultati ottenuti da Porsche, che ha appena concluso l’anno di integrazione per i rifugiati, un’estensione dell’anno preparatorio nell’azienda che serve ad insegnare ai migranti nuove competenze professionali. A partire da questo mese 11 dei 13 fra uomini e donne che hanno preso parte al programma – tutti di età compresa tra i 16 e i 38 anni – proseguiranno il loro cammino lavorativo presso il costruttore della cavallina; e la stessa Porsche sta tenendo la porta aperta anche per gli altri due partecipanti: l’intenzione è permettere loro di prendere parte ad un altro anno scolastico affinché possano raggiungere un adeguato livello di istruzione e di padronanza della lingua.

 

“Eravamo fermamente intenzionati ad assistere i rifugiati nel loro processo di integrazione e convinti della validità del nostro approccio basato su un programma completo”, afferma Andreas Haffner, membro del Comitato esecutivo per le Risorse Umane e Affari sociali di Porsche AG. Come è facile immaginare, la sfida più importante per i migranti è l’apprendimento della difficile lingua tedesca: “Ciò ha reso ancora più importante consentire ai rifugiati di sperimentare regolarmente, fin dall’inizio, la vita nelle zone della formazione tecnica e commerciale e nei reparti specializzati, in modo da migliorare le loro competenze linguistiche attraverso la pratica”, aggiunge Dieter Esser, Responsabile della formazione professionale in Porsche.

 

I “fantastici undici” prenderanno strade diverse in Porsche: due di loro parteciperanno all’anno dipreparazione, fase preliminare prima di iniziare un tirocinio; altri due hanno già superato le prove attitudinali per il tirocinio e riceveranno una formazione come montatore di interni e specialista di meccatronica automobilistica incentrata sulla tecnologia delle autovetture. Gli altri sette invece verranno assegnati alla produzione e logistica, inizialmente per un periodo di 12 mesi. Mentre un secondo anno di integrazione inizierà a novembre 2016, con 15 partecipanti; invariato l’obiettivo finale: migliorare le loro opportunità sul mercato del lavoro e condurli verso un tirocinio, se non addirittura a un’occupazione.

Fonte: lastampa.it