Nicola Romeo, l’ingegnere napoletano trapiantato a Milano che creò l’Alfa Romeo. La sua figura è sempre rimasta in secondo piano rispetto alla fama del marchio a cui ha dato vita.

Curiosa la vita a volte. Si cerca di pianificarla seguendo le proprie predisposizioni, secondo la propria educazione e il proprio temperamento, si studia per raggiungere un obiettivo e poi basta un semplice fatto casuale, una metropolitana presa o non presa, una caduta da una bici, un semaforo rosso di troppo o un incontro fortuito per cambiare per sempre il destino di una persona.

Nel caso di Nicola Romeo il destino ha voluto che un giorno salisse su un determinato treno Bruxelles-Liegi e che si sedesse in un determinato scompartimento. Uno a caso. Una chiacchierata con il vicino di posto e per lui è cambiata la vita.

Nicola Romeo prima di diventare un geniale imprenditore lavorava come capostazione a Tivoli. Nato in una famiglia numerosa e di condizioni modeste (il padre era un maestro elementare), Nicola riesce con grandi disagi a diventare ingegnere civile nel 1899. E successivamente a prendere una seconda laurea in ingegneria elettrotecnica all’università di Liegi.

Nicola infatti è tosto, intelligente, brillante e le poche notizie che si hanno su di lui (una grave lacuna degli storici  italiani) lo tratteggiano anche come ottimista, allegro, socievole. Romeo sembra che fosse una persona originale, a tratti folle, con le caratteristiche un po’ dell’artista se vogliamo.

Un uomo che ha saputo con le sue intuizioni rendere grande e famoso nel mondo il nome di un’azienda nata anche lei quasi per caso. Sono queste sue qualità umane, questa facilità di cucire rapporti con gli altri, questo lato “napoletano” del suo carattere, unito a una visione internazionale dell’industria e a un’ottima conoscenza dell’inglese, del tedesco e del francese che favoriscono su quel treno il contatto con un dirigente della Robert W. Blackwell & Co, azienda inglese specializzata nella fornitura di materiale ferroviario. Nicola Romeo era una persona che sapeva entrare nelle grazie altrui.

Di lì a poco Romeo lo ritroviamo responsabile della filiale italiana della Blackwell. È l’inizio della sua carriera imprenditoriale. Nel 1904 fonda la Ing. Nicola Romeo & C., società per la costruzione e il commercio di macchine per l’industria mineraria.

Nel 1906 diventa rappresentante per l’Italia della Hadfield (acciai speciali e materiale ferroviario); nel 1907 passa alla rappresentanza dell’americana Ingersoll-Rand (compressori) e nel 1909 apre a Milano un’officina di riparazione e montaggio dei macchinari importati dagli Usa. Un passaggio fondamentale.

È qui che la sua vita si incrocia con quella di Angelo Pogliani, amministratore di una banca locale che dividerà con Nicola Romeo gioie e dolori della sua avventura industriale. Romeo ha idee moderne, vincenti. E, soprattutto, ha il grande dono di saper sedurre gli interlocutori.

Nel 1914 ne ottiene una milionaria per la produzione di proiettili, attività portata avanti per tutto il periodo della guerra. La sua officina con 50 dipendenti non è però sufficiente a soddisfare le richieste dell’esercito. Il 2 dicembre 1915, su consiglio e con l’aiuto della banca di Pogliani assorbe l’A.L.F.A., società in liquidazione ma dotata di macchinari moderni e di strutture molto ampie. È in questo momento che A.L.F.A. e Nicola Romeo si incontrano. Solo nel 1918 però questa sarà incorporata nella Società Anonima Ing. Nicola Romeo & C. e sul logo Alfa comparirà il nome Romeo.

Romeo intuisce infatti che l’automobile, e soprattutto i successi sportivi ottenuti con le corse, possono servire da traino per tutti gli altri prodotti. Pensa in grande. Si circonda dei migliori progettisti dell’epoca, dei piloti più bravi, e punta a sorprendere. Nel 1925 il tripudio: l’Alfa Romeo P2 vince il primo campionato del mondo della storia ed entra nella leggenda. Il Biscione comincia ad essere un marchio noto, conosciuto e apprezzato da molti.

Tuttavia sorgono gravi problemi finanziari a causa di una poco oculata gestione aziendale e per via anche della crisi del 1920. L’indebitamento diventa ingestibile e il 6 novembre 1926 l’Alfa Romeo passa sotto il controllo dello Stato. Il 28 maggio 1928 Romeo è costretto a lasciare ogni incarico aziendale. E anche se nel 1929 diventa senatore del Regno, la sua parabola imprenditoriale è finita. Morirà il 15 agosto 1938 a Magreglio (Como) dove si era ritirato con la moglie e i sette figli. Quest’uomo piccolo, con occhi neri e baffi enormi, ha reso il Biscione famoso in tutto il mondo.