Per il tribunale amministrativo le istanze sono irricevibili e improcedibili ma non finisce qui: i concittadini di Tavullia potranno appellarsi al Consiglio di Stato

Vince Valentino Rossi. Ma questa volta la gara era in tribunale, gli avversari non erano Marquez, Lorenzo o Vinales, né qualsiasi altro pilota, ma erano i suoi vicini di casa a Tavullia e l’oggetto della contesa il suo “ranch”. Il Tar delle Marche ha respinto il ricorso presentato dalle ville vicine alla pista da dirt track che il campione pesarese usa dal 2011 per allenarsi assieme alla sua Accademy.

Seconda casa per moltissimi tra amici e colleghi – allievi della “Moto Accademy” compresi – il Moto Ranch di Valentino Rossi non piaceva affatto ai vicini, infastiditi dal rumore dei motori e dalle continue attività motociclistiche promosse dal Dottore.

La questione s’è trascinata fino in tribunale: le denunce dei vicini riguardavano in particolare la presunta irregolarità della concessione con la quale il comune di Tavullia aveva autorizzato la realizzazione del circuito in terra battuta con necessaria modifica del piano regolatore da agricolo a didattico – ricreativo e il rumore che, per forza di cose, proveniva dal circuito.

Per questi motivi, alcuni vicini di casa chiedevano quindi la sospensione dell’attività motoristica promossa dall’accademy ma, valutata la situazione, il Tar ha respinto il ricorso: il tribunale amministrativo di Ancona ha infatti ritenuto le motivazioni in parte “irricevibili” e in parte “infondate”. Insomma una vittoria per Valentino Rossi. Adesso i ricorrenti potranno rivolgersi in appello al Consiglio di Stato. Anche in questo caso “Rossi c’è!”.